Le parole, un gioco di relazioni

Le parole, un gioco di relazioni

A cura di il 24 Apr 2013 | 2 commenti

Tutti i giorni noi pensiamo, pronunciamo o ascoltiamo migliaia di parole.

Ma, nella mente di chi le usa, le parole non sono isolate l’una dall’altra, e tanto meno ammassate in maniera caotica e confusa, ma formano un grande libro, quello del lessico. Un insieme ordinato e compatto, in cui ciascuna parola è in relazione con le altre, attraverso una fitta rete di rapporti di significato. Analizziamo queste parole: “ragazzo, giovane, adolescente, ragazzino, ragazzone, ragazzetto, ragazzaccio”. Si vede subito che hanno un riferimento comune, la parola “ragazzo”, che fa da guida; ognuna di queste parole, a seconda del legame con la parola-guida “ragazzo”, fa parte di una grande famiglia:

  • i “parenti per significato”, cioè tutte quelle parole vicine alla nostra “idea” di ragazzo, come “giovane” o “adolescente”;
  • i “parenti per significato e forma”, come ragazzino, ragazzone, ragazzetto, ragazzaccio.

In quest’ultima famiglia il legame è ancora più evidente, perché si parte dalla parola-guida e si aggiunge un semplice suffisso che altera il significato della parola, riguardo la grandezza (ragazzino: diminutivo; ragazzone: accrescitivo) o il valore (ragazzetto: vezzeggiativo; ragazzaccio: spregiativo).

Questo fitto gioco di relazioni e di intrecci, tra parole che condividono riferimenti di significato, prende il nome di “campo semantico”. I campi semantici sono numerosi e vari; di solito sono costituiti da insiemi di parole che indicano “cose” appartenenti a specifiche categorie: ad esempio “biblioteca” comprende: “libro, indice, frontespizio, copertina, dorso, scaffale, registro, scheda, bibliografia”.

Le parole che condividono un campo semantico, oltre ad avere una parte del significato in comune, possono stabilire tra loro anche altri tipi di rapporto. Un esempio sono le parole “auto, macchina, automobile”, che in quanto legate da un rapporto di somiglianza di significato sono dette sinonimi (dal greco sỳn “con, insieme” e όnoma “nome”, quindi “nome che va insieme”); diverso è il caso di coppie di parole come “presente/assente”, “partire/restare”, “certo/incerto” che, esprimendo significati opposti, sono detti antònimi (dal greco anti “contro” e όnoma “nome”, quindi “nome che si oppone”) o contrari.

Esistono poi parole che hanno forma identica ma significato diverso (gli omònimi), come “narciso” che può indicare la pianta erbacea ornamentale o la persona vanesia innamorata di se stessa; alcune parole però hanno una forma identica solo dal punto di vista grafico (omografi) ma non fonico, ad esempio “pèsca” con la e aperta indica un frutto, mentre “pésca” con la e chiusa l’azione del pescare.

Attenzione, infine, alle parole polisemiche, cioè quelle con più significati, come “granata”: arma e colore; qui l’unico rimedio per evitare confusione è considerare il contesto, cioè le notizie presenti nel testo e fare riferimento alla situazione in cui si comunica.

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Crediti

Una produzione:

  • ISIS Europa – Pomigliano d’Arco – www.isiseuropa.gov.it
  • MIUR – Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione

Testo a cura di:

Bibliografia

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Prof. ssa Maria Rosaria Visone About Prof. ssa Maria Rosaria Visone
Sono laureata in Lettere Classiche e specializzata in archeologia. Dopo aver lavorato per diversi anni nel campo della ricerca e della documentazione storico-archeologica, collaborando con enti pubblici e privati, dal 2006 insegno materie letterarie presso l'ISIS Europa di Pomigliano d'Arco, indirizzo turistico. Sono esperta nella progettazione didattica per competenza e nella sperimentazione di nuovi ambienti di apprendimento con l’ausilio delle tecnologie.

    2 Commenti

  1. Certo….si tratta sempre di relazioni di significato tra le parole. In particolare la polisemia è un rapporto di compresenza, in quanto in una stessa parola possono essere compresenti, cioè presenti insieme, due o più significati anche notevolmente diversi. E’ chiaro che se diciamo che un uomo è narciso, ci riferiamo al fatto che è vanesio.
    La polisemia riguarda la maggior parte delle parole che usiamo. Basti pensare alla parola italiana tempo, che ha chiaramente due significati diversi: il “tempo cronologico” , cioè il tempo che passa ( e si misura in ore, minuti, giorni ecc…) e il “tempo atmosferico”, cioè il tempo che “fa” (le condizioni atmosferiche e climatiche: pioggia, sereno, caldo ecc…..).

    M.Rosaria Visone M.Rosaria Visone

    6 giugno 2013

  2. omònimi e polisemiche, un confine labile, o mi sfugge qualcosa?

    Marcantonio

    3 giugno 2013

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