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La fabbrica delle pillole
Prof. Roberto Castaldo

La fabbrica delle pillole

A cura di il 2 Dic 2016 | Nessun commento

Le pillole di conoscenza sono video di carattere divulgativo, progettati e realizzati da alunni e docenti dell’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco, e pubblicati sul Web perché tutti possano fruirne liberamente e gratuitamente. Lo scopo è quello di riassumere in pochi minuti i concetti chiave di uno specifico argomento, e di proporli in maniera semplice, chiara e piacevole. Insomma, uno strumento in-formativo e divulgativo estremamente flessibile (si adatta a tutte le discipline) e facilmente fruibile, ma soprattutto un innovativo strumento didattico. Il Web è per sua natura il miglior veicolo per la diffusione di contenuti multimediali in grado di supportare e potenziare l’apprendimento, e questa modalità divulgativa ha spesso mostrato una buona efficacia, ma il vero valore aggiunto delle pillole di conoscenza è il coinvolgimento totale degli alunni, attori protagonisti di processi di apprendimento innovativi e pluridisciplinari, finalizzati alla loro realizzazione. Ma come nasce una pillola di conoscenza? Ciascuna delle dieci fasi realizzative, rappresenta in realtà solo l’ultimo stadio di processi e percorsi di apprendimento basati sul learning by doing, sulle dinamiche collaborative tipiche del lavoro di gruppo, sulla didattica capovolta, e sull’utilizzo ragionato e consapevole delle “nuove tecnologie” informatiche. Esse permettono da un lato la costruzione di un prodotto solo apparentemente semplice, dall’altro supportano e valorizzano il lavoro – anche in remoto – dei vari gruppi di alunni, volto all’acquisizione di nuove competenze disciplinari e trasversali. Ecco quindi come funziona la “fabbrica delle pillole”: Individuazione dell’argomento da trattare, per esempio riferito ad uno dei quattro assi culturali (linguistico, matematico, scientifico-tecnologico, storico-sociale), oppure ispirato alla vita di tutti i giorni ed ai problemi dei nostri tempi (ambiente, legalità, new economy…); Realizzazione da parte degli allievi coinvolti di un testo guida, in grado di riassumere in maniera semplice ma non banale i concetti chiave dell’argomento prescelto; è questo il punto d’arrivo di un articolato processo interdisciplinare nel quale più docenti guidano i ragazzi alla ricerca libera e autonoma di materiale (anche online) ed alla sintesi, a più mani, del testo finale; Ricerca sul Web e catalogazione di materiale multimediale, liberamente utilizzabile, correlato al testo guida: immagini, disegni, grafici, musica, video… che verranno poi selezionati ed utilizzati nelle fasi successive; Registrazione della voce guida; in questa fase ci si concentra sulla scelta...

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La salute di uno stato
Prof. ssa Imperatrice Natale

La salute di uno stato

A cura di il 24 Apr 2013 | Nessun commento

Per misurare il benessere e le condizioni di vita di uno Stato, prima di tutto occorre controllare il suo motore: “l’Economia”. Proviamo subito a verificarne il suo livello di crescita. Così come il flusso di sangue pompato dal cuore di un essere umano in una determinata unità di tempo testimonia lo stato di salute, così l’ammontare di tutti i beni e i servizi finali prodotti da uno Stato in un certo periodo di tempo (per esempio l’anno solare), testimonia la sua “forza”. Nel campo economico tutto deve essere tradotto in moneta. Si determina allora il PIL, Prodotto Interno Lordo, come valore monetario di tutti i beni e i servizi finali. Per il calcolo di questo indicatore non si deve tener conto dei beni e i servizi intermedi, utilizzati per la produzione. Cioè non si calcolano i beni usati per produrre altri beni. Un esempio: il prezzo della carta necessaria a realizzare un libro non deve essere calcolato come valore a se stante, poiché verrà inglobato nel prezzo finale del bene ottenuto. Altrimenti avremmo conteggiato due volte gli stessi importi. Errori del genere porterebbero a “sopravvalutare” il PIL. Il PIL può anche essere visto come somma dei valori aggiunti dei soggetti, pubblici e privati, che fanno parte del sistema Stato. Il valore aggiunto è la differenza tra i prodotti e servizi venduti (output) e quelli acquistati (input). La somma dei valori aggiunti ci darà il totale della ricchezza che si è formata nello Stato, ossia il suo PIL. Per calcolare il totale, lo Stato considera tutte le produzioni generate da tutti i soggetti a lui noti, quindi le attività prodotte fuori dalle regole del mercato del lavoro non sono mai calcolate. Si tratta di quelle produzioni sommerse che hanno un valore economico, ma che non sono conosciute e quindi non possono rientrare nel calcolo del PIL. Nello stesso modo, non vengono calcolate alcune attività molto faticose, ma prive di valore economico, come il lavoro domestico fatto dalle mamme o dai papà casalinghi. Non si paga nessun prezzo in danaro per aver la casa pulita! Ed infine sfugge alle indagini anche la produzione del contadino che consuma direttamente i beni coltivati nel proprio orto, il cosiddetto autoconsumo. Anche se ben calcolato,...

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Parole che giocano
Prof. ssa Maria Rosaria Visone

Parole che giocano

A cura di il 24 Apr 2013 | Un commento

Con le parole si può anche giocare, con intento ironico o per puro divertimento intellettuale. Clof, clop, cloch Cloffette, cloppette, clocchette, chchch….. E’ giù, nel cortile, la povera fontana malata!… In questi versi del poeta futurista Aldo Palazzeschi, la fontana difettosa è diventata – attraverso un gioco di parole – una persona malata, e il ritmico cadere delle gocce viene paragonato a un succedersi di lamenti e colpi di tosse. Il poeta ha giocato sulla capacità di alcune parole di “suonare”, cioè di riprodurre suoni di oggetti, animali o fenomeni. Il testo poetico è quello in cui i “giochi di parole e di suoni” sono più frequenti ed evidenti. Questi giochi sono figure retoriche, cioè artifici, o meglio costruzioni che modificano un messaggio tramite un uso insolito di parole, di suoni o dell’ordine dei vocaboli. Esse rimandano alla “retorica”, cioè all’arte della parola che veniva insegnata in Grecia a tutti coloro che dovevano parlare in pubblico. Il poeta è attento a quello che dice, e a come lo dice. Perciò in una poesia egli si concentra anche sulla musica generata dai suoni delle parole, e spesso egli utilizza una figura retorica che si chiama onomatopea. “c’è un breve gre gre di ranelle” (G.Pascoli, La mia sera) “E gracidò nel bosco la cornacchia” (autore, Pioggia): CRA CRA Sono parole che suonano; quando noi le pronunciamo ad alta voce, magari ad occhi chiusi, queste parole magicamente richiamano in noi immagini, azioni, sensazioni, stati d’animo… Anche nei fumetti si incontrano tante onomatopee: to sigh: sospirare; to gulp: borbottare; to boom: rimbombare: sono verbi inglesi, che ci fanno capire il senso delle vignette anche senza conoscerne il significato. Il poeta utilizza spesso i meccanismi tipici dei giochi di parole, ripetendo e combinando parole e suoni per creare effetti singolari, ma anche ricollocano le parole all’interno di un periodo per fargli assumere un significato più ampio. Per Dante la selva è “selvaggia e aspra e forte”, e l’accostamento progressivo dei tre aggettivi corrisponde ad un’altra figura retorica chiamata “climax”. Le figure retoriche di significato permettono anche di alterare e caricare di nuovi valori il senso logico delle parole, grazie ad accostamenti inconsueti tra parole e concetti. Un esempio è l’ossimoro che usa Petrarca quando...

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Devo smettere di usare Facebook?
Prof. Roberto Castaldo

Devo smettere di usare Facebook?

A cura di il 24 Apr 2013 | 2 commenti

No, non devi smettere di usare Facebook, ma devi utilizzarlo, come tutti gli altri social network, in modo intelligente. Facebook ti permette di contattare vecchi amici e persone che non si incontrano da tempo, compagni di scuola o persone lontane, e permette agli altri di farsi un’idea su di te; oggi sono i tuoi amici, domani saranno colleghi, aziende e società di ricerca del personale. Tutto sommato, è una fortuna, grazie alle nuove tecnologie, avere a disposizione questi nuovi strumenti di comunicazione, che tu però devi saper usare con prudenza ed attenzione. Facebook è certamente il social network più usato in tutto il mondo (con oltre un miliardo di utenti attivi al mese), e tu sai bene come possa essere divertente, ma anche totalizzante ed alienante, se non addirittura pericoloso in alcuni casi. Sì, totalizzante ed alienante, perché passare ore ed ore davanti ad un monitor sbirciando i profili di altre persone e chattando fino a notte inoltrata, alla fine non ti procura alcun vantaggio: anzi, ti fa perdere contatto con la vita reale, e ti potrebbe portare a pensare che, grazie a Facebook tu possa avere migliaia di amici, ma nella vita reale, quella vera, ciascuno di noi ha tre, forse quattro amici veri… gli altri sono conoscenti, contatti, con i quali può essere simpatico chattare di tanto in tanto, ma stare assieme ad un amico vero è un’altra cosa, non ha prezzo! Certamente Facebook – come ogni altro social network –  è uno strumento utile, ma non deve diventare indispensabile nella vita di un essere umano, altrimenti c’è qualcosa che sta andando storto, e forse c’è un amico vero che stai rischiando di perdere o di non conoscere! Insomma, a conti fatti i social network hanno aumentato il livello di libertà a nostra disposizione, perché adesso è più facile parlare con altre persone, scambiarsi opinioni, documenti e materiale di qualsiasi genere; allora perché mai dovresti smettere di essere più libero? Devi però allenarti ad usare questa libertà senza farti schiacciare da essa, e senza danneggiare gli altri. Alla fine, la sfida è tutta qui: imparare ad essere tutti più liberi, anche grazie ai social network, senza mai perdere di vista la differenza tra quel che è vero...

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I social network sono pericolosi?
Prof. Roberto Castaldo

I social network sono pericolosi?

A cura di il 24 Apr 2013 | Nessun commento

No, non sono pericolosi, se li conosci e li utilizzi in maniera adeguata. Il problema non è il social network, ma come lo usiamo noi e come lo usano gli altri. Un social network può essere uno strumento di libertà, dove pubblicare ciò che ti piace condividendo video o immagini, e sapere ciò che piace ad altre persone ascoltando ciò che hanno da dire attraverso le cose che condividono. Come dice la regina Raina di Giordania, “noi diventiamo più forti quando ascoltiamo e più intelligenti quando condividiamo”. Ma essere intelligenti vuol dire avere la curiosità di conoscere gli strumenti che usi, e quindi di sapere come potrebbero essere usate – e da chi – le informazioni che condividi, per comprendere fino in fondo cosa far sapere su di te, e cosa evitare di pubblicare; in fondo, ai social network affidi tanti aspetti della tua vita. Non è forse rischioso comunicare a tutti i tuoi amici di Facebook (e probabilmente anche ad altre persone che io non ho mai conosciuto) tutti i tuoi spostamenti, istante per istante? Non è forse rischioso usare sempre Foursquare per far sapere a tutti, senza alcuna distinzione, dove ti trovi e i viaggi che sei in procinto di fare? Ecco perché serve attenzione, per evitare che azioni superficiali possano trasformarsi in rischi e pericoli concreti. Ed ecco perché è indispensabile conoscere e sapere usare bene gli strumenti con cui ti diverti o con cui lavori, altrimenti sarebbe come guidare un’automobile senza saper cambiare una ruota, col rischio che se si buca resti bloccato e devi chiedere aiuto a qualche sconosciuto. Dopo tutto, a chi verrebbe in mente di mettere al bando i telefoni cellulari solo perché alcune persone li utilizzano in maniera scorretta o maliziosa? Sarebbe un po’ come abolire i coltelli con i quali normalmente tagli il pane, visto che con essi potresti anche fare del male a qualcuno, o come far scomparire dalla faccia della terra le siringhe con cui puoi iniettarti delle medicine ma anche sostanze molto pericolose. La risposta? Coltiva e valorizza le tue passioni – anche fuori dal Web – ed utilizza i social network in maniera intelligente, senza esagerazioni e senza cadere nella dipendenza. Download Scheda PDF con codice...

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In… relazione
Prof. ssa Antonella Picciocchi

In… relazione

A cura di il 24 Apr 2013 | Nessun commento

Capita a tutti di dover organizzare ed ordinare gli oggetti più svariati, come i nostri documenti o i file sul nostro Pc; in questo caso, raccogliamo i file nelle cartelle, riunendo i file che contengono elementi In… Relazione tra loro. Quindi, organizzare un insieme vuol dire ripartire i suoi elementi in gruppi. Se vogliamo mettere ordine fra tutte le foto che si trovano nell’hard disk del nostro PC, bisogna creare un criterio che indichi quali fotografie devono stare in un gruppo, e quali in un altro; due foto si troveranno nello stesso gruppo, se fra loro c’è una certa Relazione, per esempio se sono state scattate nella stessa occasione, o nello stesso anno. In entrambi i casi, le fotografie risulteranno organizzate ed ordinate. Definire una Relazione significa quindi stabilire un legame tra due elementi di uno stesso insieme o di due insiemi diversi. Prendendo in considerazione un unico insieme, è possibile identificare particolari tipi di relazioni. Se l’Amministrazione di una città volesse migliorare il sistema dei mezzi di trasporto, potrebbe decidere di catalogare e raggruppare tutti gli studenti In….. Relazione al mezzo di trasporto che utilizzano per andare a scuola. Allora si potrebbe stabilire tra gli studenti la seguente relazione: xRy (x è in relazione con y) se “x è uno studente che utilizza lo stesso mezzo di trasporto dello studente y”. Questa relazione è: riflessiva perché ogni studente utilizza un mezzo di trasporto per andare a scuola: xRx; simmetrica perché se lo studente x utilizza lo stesso mezzo di trasporto dello studente y, è vero anche l’inverso: xRy → yRx; transitiva perchè se x utilizza lo stesso mezzo di trasporto di y e y quello di z allora anche x utilizza lo stesso mezzo di trasporto di z : se xRy e yRz → xRz. Essendo riflessiva, simmetrica e transitiva, questa è una Relazione di Equivalenza che permette di ordinare gli studenti secondo un criterio di ripartizione. Nello stesso modo, è possibile suddividere in vari sottoinsiemi gli studenti di una scuola, introducendo diverse Relazioni di Equivalenza: xRy se “x è uno studente della stessa sezione di y” oppure… xRy se “x è uno studente della stessa età di y”. I sottoinsiemi che si vengono a formare, chiamati Classi...

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Le parole, un gioco di relazioni
Prof. ssa Maria Rosaria Visone

Le parole, un gioco di relazioni

A cura di il 24 Apr 2013 | 2 commenti

Tutti i giorni noi pensiamo, pronunciamo o ascoltiamo migliaia di parole. Ma, nella mente di chi le usa, le parole non sono isolate l’una dall’altra, e tanto meno ammassate in maniera caotica e confusa, ma formano un grande libro, quello del lessico. Un insieme ordinato e compatto, in cui ciascuna parola è in relazione con le altre, attraverso una fitta rete di rapporti di significato. Analizziamo queste parole: “ragazzo, giovane, adolescente, ragazzino, ragazzone, ragazzetto, ragazzaccio”. Si vede subito che hanno un riferimento comune, la parola “ragazzo”, che fa da guida; ognuna di queste parole, a seconda del legame con la parola-guida “ragazzo”, fa parte di una grande famiglia: i “parenti per significato”, cioè tutte quelle parole vicine alla nostra “idea” di ragazzo, come “giovane” o “adolescente”; i “parenti per significato e forma”, come ragazzino, ragazzone, ragazzetto, ragazzaccio. In quest’ultima famiglia il legame è ancora più evidente, perché si parte dalla parola-guida e si aggiunge un semplice suffisso che altera il significato della parola, riguardo la grandezza (ragazzino: diminutivo; ragazzone: accrescitivo) o il valore (ragazzetto: vezzeggiativo; ragazzaccio: spregiativo). Questo fitto gioco di relazioni e di intrecci, tra parole che condividono riferimenti di significato, prende il nome di “campo semantico”. I campi semantici sono numerosi e vari; di solito sono costituiti da insiemi di parole che indicano “cose” appartenenti a specifiche categorie: ad esempio “biblioteca” comprende: “libro, indice, frontespizio, copertina, dorso, scaffale, registro, scheda, bibliografia”. Le parole che condividono un campo semantico, oltre ad avere una parte del significato in comune, possono stabilire tra loro anche altri tipi di rapporto. Un esempio sono le parole “auto, macchina, automobile”, che in quanto legate da un rapporto di somiglianza di significato sono dette sinonimi (dal greco sỳn “con, insieme” e όnoma “nome”, quindi “nome che va insieme”); diverso è il caso di coppie di parole come “presente/assente”, “partire/restare”, “certo/incerto” che, esprimendo significati opposti, sono detti antònimi (dal greco anti “contro” e όnoma “nome”, quindi “nome che si oppone”) o contrari. Esistono poi parole che hanno forma identica ma significato diverso (gli omònimi), come “narciso” che può indicare la pianta erbacea ornamentale o la persona vanesia innamorata di se stessa; alcune parole però hanno una forma identica solo dal punto di vista grafico (omografi)...

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Il sogno di Alessandro
Prof. ssa Maria Rosaria Visone

Il sogno di Alessandro

A cura di il 24 Apr 2013 | 2 commenti

E’ morto a soli 33 anni, eppure è ricordato con l’appellativo di “Magno”, cioè “grande”. Alessandro! Chi era realmente questo giovane re, che in soli undici anni ha cambiato il corso della storia? Persino la sua immagine (bellissimo e imberbe, occhi intensi e vitali) evidenzia il ruolo di primo piano di un vero eroe, che a soli vent’anni, succeduto al padre Filippo sul trono di Macedonia, iniziò una straordinaria campagna di guerra, che lo ha condotto ai confini estremi del mondo allora conosciuto. La Grecia era stata appena conquistata, grazie soprattutto a un’arma invincibile ideata proprio da suo padre, la “falange macedone”, un’impenetrabile muraglia di sedici fanti, armati di lance lunghissime, capace di marciare su ogni terreno e di compiere qualsiasi evoluzione, senza disunirsi e senza indebolire la sua forza d’urto. Nel 334 a.C. Alessandro parte verso l’Oriente, e in soli tre anni riporta tre fulminanti vittorie: a Granico (giugno 334), Isso (novembre 333) e Gaugamela (331); tutte in territorio nemico, tutte in inferiorità numerica. Dario, l’ultimo re persiano, è umiliato e fugge, per poi finire assassinato. Due fattori contribuirono a rendere vincente e unica l’azione di Alessandro: il travolgente e personale carisma del condottiero la dedizione totale dei soldati nei suoi confronti, costantemente pronti a seguirlo nelle sue mire imprevedibili Alessandro aveva un grande obiettivo: la costruzione di un Impero universale multirazziale e multiculturale, da realizzare grazie alla fusione di conquistatori (Greci) e vinti (“barbari”). In quest’ottica, i Persiani non dovevano limitarsi a sottostare a un dominio straniero, ma diventare parte integrante della nuova entità politica. Per questo, Alessandro istruì trentamila giovani persiani all’uso delle armi, alla lingua e alla cultura greca; e per incoraggiare i matrimoni misti tra greci e persiani, sposò non una ma due principesse appartenenti alla famiglia di Dario, e diede in moglie ai suoi amici le migliori ragazze persiane. Addirittura si vestiva e si comportava secondo la moda persiana! Negli ultimi anni della sua breve vita, aveva sviluppato molti difetti e una forte tendenza ad assumere atteggiamenti da sovrano assoluto e dispotico: dai suoi generali pretendeva la προσκύνησις  (Proschiunesis), l’atto di prostrarsi al suolo che i persiani facevano dinanzi al loro re. Cresceva il malcontento, ci furono molte congiure represse e molte condanne...

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Cosa conosce un social network su di me?
Prof. Roberto Castaldo

Cosa conosce un social network su di me?

A cura di il 24 Apr 2013 | Nessun commento

Certamente un social network conosce di te più dei tuoi conoscenti, amici e familiari. Non solo… la tua vita è seguita giorno per giorno da molte più persone di quante tu possa immaginare! La tua privacy è al sicuro? Nonostante i tanti lati positivi, i social network possono rivelarsi vere e proprie trappole per tutti coloro che li usano con un po’ di superficialità, interagendo spensieratamente con utenti di tutto il mondo. Come i social network utilizzano i nostri dati? Innanzitutto i “contratti“, quelli che tutti accettano senza mai leggerli, sono il punto di partenza per comprendere l’uso che i social network faranno dei nostri dati e delle informazioni che noi vi inseriamo, come foto e video. Quello che più sfugge alla maggioranza degli utenti, è che ogni singola nostra azione su un social network contribuisce ad arricchire il profilo personale, che non è solo a disposizione dei nostri contatti, ma rappresenta il patrimonio del social network stesso. Vuoi caricare delle foto che ti riguardano? Ok, nessun problema, però ricorda che dall’istante in cui termina l’upload, ogni singola foto (o video) vengono duplicati in centinaia di copie, ciascuna delle quali finisce su uno dei tanti server di Google o di Facebook, e ricorda anche che tutti gli utenti che hanno accesso al tuo profilo possono scaricare la foto sul loro PC, e farci qualsiasi cosa. Ti piace la pizza? Ami andare in montagna? Giochi a scacchi? Ogni volta che lo comunichi ai tuoi amici, lo stai innanzitutto comunicando al tuo social network che, giorno per giorno, vede aumentare i dettagli contenuti in tutti i profili di tutti gli utenti: per esempio traccia e mantiene tutti i dispositivi usati per accedere al tuo profilo, tutte le tue conversazioni e messaggi privati, l’elenco dei tuoi amici ed ex amici. Questi profili verranno utilizzati dai gestori per effettuare campagne pubblicitarie mirate; in questo modo, se siete vegetariani, non vedrete mai sulla vostra bacheca la pubblicità di riviste di cucina dedicate al barbecue. In rete ciascuno di noi diventa una sorta di bersaglio commerciale, avente gusti e propensioni all’acquisto ben precisi, bersaglio verso il quale indirizzare proposte commerciali pensate proprio quella tipologia di utenti. Ma cosa c’è di male in tutto questo? Forse...

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La viabilità nelle cellule
Prof. ssa Maria Teresa Panico

La viabilità nelle cellule

A cura di il 24 Apr 2013 | Nessun commento

  Il transito delle particelle nei liquidi e nelle cellule non avviene a caso, ma dipende dalla grandezza, dalla polarità e dalla concentrazione delle molecole che li compongono. Cosa accade se aggiungi una zolletta di zucchero ad un bicchiere pieno d’acqua? Dopo un po’ l’acqua del bicchiere risulterà tutta dolce. Come si spiega quello che è accaduto? Lo zucchero si sposta dalla zona dove è più concentrato, verso la zona dove è meno concentrato, cioè si distribuisce secondo un gradiente di concentrazione, e in breve il movimento continuo delle particelle di zucchero renderà dolce tutta l’acqua, essendo la concentrazione diventata uniforme. Questo processo è detto diffusione passiva, ed è un movimento spontaneo di particelle che avviene senza utilizzare alcuna energia. Tale processo è molto frequente nelle cellule, e consente ad alcune molecole come l’ossigeno, l’anidride carbonica e l’acqua di attraversare la membrana cellulare. Zuccheri, sali minerali e aminoacidi, invece, non possono attraversare la membrana spontaneamente, perché sono troppo grandi o perché presentano una carica elettrica. Il loro passaggio avviene sempre secondo gradiente, ma grazie alle proteine di membrana, dette proteine canali, che creano una sorta di corsia preferenziale per agevolare l’ingresso nella cellula di una determinata sostanza; questo processo è chiamato diffusione facilitata. La membrana cellulare, quindi, si lascia attraversare dall’acqua (solvente) ma non da zuccheri o sali minerali (soluto). L’acqua è il principale solvente presente nelle cellule e serve a sciogliere tantissime sostanze; la sua diffusione attraverso una membrana è detta osmosi. Quando una membrana separa due ambienti che presentano concentrazioni diverse, l’acqua spontaneamente si sposta verso la zona dove la concentrazione del soluto è maggiore, come se il soluto attraesse il solvente che si trova al di là della membrana semipermeabile. Una cellula può trovarsi immersa in ambienti diversi e si può osservare che: se una cellula è immersa in una soluzione nella quale la concentrazione dei soluti è maggiore della propria (soluzione ipertonica) la cellula perde la propria acqua e si raggrinzisce. se la cellula si trova all’interno di una soluzione con minor contenuto salino (soluzione ipotonica) essa assorbirà l’acqua dall’esterno e si gonfierà. Nelle soluzioni isotoniche, invece, i due ambienti presentano la stessa concentrazione, le molecole d’acqua attraversano la membrana nelle due direzioni in ugual...

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