Pillole di conoscenza

Chiedimi se sono felice
Prof. Roberto Castaldo

Chiedimi se sono felice

A cura di il 15 Giu 2017 | Nessun commento

  La felicità è quell’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che procurano benessere e gioia, in un momento più o meno lungo della nostra vita. L’etimologia fa derivare la felicità da felìcitas, cioè “felice”, la cui radice “fe” significa abbondanza, ricchezza, prosperità. Epicuro, in una Lettera sulla felicità a Meneceo, asseriva che non esiste età per conoscere la felicità. Non si è mai né vecchi né giovani per occuparsi del benessere dell’anima. Epicuro classifica i piaceri dividendoli in tre grandi categorie: Naturali e necessari, come la libertà, il riparo, il cibo, I’amore, il vestirsi, le cure. Naturali ma non necessaricome: l’abbondanza, iI lusso, case grandi oltre il necessario, cibi raffinati e in eccesso Non naturali e non necessari, come il successo, il potere, la fama. Soddisfare piaceri naturali è fondamentale per la felicità, poichè i piaceri non naturali e quelli non necessari sono nella maggioranza dei casi fonte più di infelicità che di felicità. Epicuro ci invita a godere senza affanni e a vivere la vita stringendo salde e durature relazioni interpersonali. La felicità è uno stato che ciascuno deve imparare a scoprire, valorizzando le esperienze positive che aiutano la persona ad essere in armonia con gli altri esseri umani e con tutto il mondo. Le grandi religioni, a tale proposito, cercano di separare il concetto di felicità legato alle cose materiali, definendolo piacere, da quello di felicità in senso spirituale, raggiungibile con la semplicità e la serenità dell’anima. Per esempio, San Francesco era ricco e forse anche felice, ma era una felicità non completa; dopo aver lasciato ogni ricchezza è diventato povero ma totalmente felice. Molti studi hanno evidenziato che le persone felici affrontano meglio la vita e i rapporti con gli altri. La felicità, sembra evidente, richiede il raggiungimento del benessere del corpo insieme alla serenità dell’anima. Talvolta essa ha un legame col tempo: possiamo provare felicità molto a lungo oppure possiamo essere felici anche per un solo istante. Anche dopo un forte dolore si può essere felici, perché in questo caso ci accorgiamo quanto siano preziose ed appaganti le piccole cose, o quei piccoli sentimenti che prima scivolavano accanto a noi inosservati.  Talvolta ci accorgiamo di essere stati felici quando ormai il momento è passato, in...

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Parole Ostili
Prof. Roberto Castaldo

Parole Ostili

A cura di il 14 Mag 2017 | Nessun commento

Le parole sono importanti, molto importanti, soprattutto se esse sono l’unico o il principale strumento per comunicare idee, opinioni, sentimenti o stati d’animo, ed è quindi essenziale saperle e volerle usare nel migliore dei modi. E’ davvero facile fraintendere le parole, o usarle in maniera frettolosa e superficiale, dimenticando che anche una singola parola può avere un potere eccezionale, può emozionare, colpire, offendere se non addirittura escludere o discriminare. Scegli sempre con cura le parole, anche quando usi i social network, ed applica le semplici regole del manifesto della comunicazione non ostile. Virtuale è reale – Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona. Si è ciò che si comunica – Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano. Le parole danno forma al pensiero – Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso. Prima di parlare bisogna ascoltare – Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura. Le parole sono un ponte – Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri. Le parole hanno conseguenze – So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi. Condividere è una responsabilità – Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi. Le idee si possono discutere. – Le persone si devono rispettare. Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare. Gli insulti non sono argomenti – Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi. Anche il silenzio comunica – Quando la scelta migliore è tacere,...

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La fabbrica delle pillole
Prof. Roberto Castaldo

La fabbrica delle pillole

A cura di il 2 Dic 2016 | Nessun commento

Le pillole di conoscenza sono video di carattere divulgativo, progettati e realizzati da alunni e docenti dell’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco, e pubblicati sul Web perché tutti possano fruirne liberamente e gratuitamente. Lo scopo è quello di riassumere in pochi minuti i concetti chiave di uno specifico argomento, e di proporli in maniera semplice, chiara e piacevole. Insomma, uno strumento in-formativo e divulgativo estremamente flessibile (si adatta a tutte le discipline) e facilmente fruibile, ma soprattutto un innovativo strumento didattico. Il Web è per sua natura il miglior veicolo per la diffusione di contenuti multimediali in grado di supportare e potenziare l’apprendimento, e questa modalità divulgativa ha spesso mostrato una buona efficacia, ma il vero valore aggiunto delle pillole di conoscenza è il coinvolgimento totale degli alunni, attori protagonisti di processi di apprendimento innovativi e pluridisciplinari, finalizzati alla loro realizzazione. Ma come nasce una pillola di conoscenza? Ciascuna delle dieci fasi realizzative, rappresenta in realtà solo l’ultimo stadio di processi e percorsi di apprendimento basati sul learning by doing, sulle dinamiche collaborative tipiche del lavoro di gruppo, sulla didattica capovolta, e sull’utilizzo ragionato e consapevole delle “nuove tecnologie” informatiche. Esse permettono da un lato la costruzione di un prodotto solo apparentemente semplice, dall’altro supportano e valorizzano il lavoro – anche in remoto – dei vari gruppi di alunni, volto all’acquisizione di nuove competenze disciplinari e trasversali. Ecco quindi come funziona la “fabbrica delle pillole”: Individuazione dell’argomento da trattare, per esempio riferito ad uno dei quattro assi culturali (linguistico, matematico, scientifico-tecnologico, storico-sociale), oppure ispirato alla vita di tutti i giorni ed ai problemi dei nostri tempi (ambiente, legalità, new economy…); Realizzazione da parte degli allievi coinvolti di un testo guida, in grado di riassumere in maniera semplice ma non banale i concetti chiave dell’argomento prescelto; è questo il punto d’arrivo di un articolato processo interdisciplinare nel quale più docenti guidano i ragazzi alla ricerca libera e autonoma di materiale (anche online) ed alla sintesi, a più mani, del testo finale; Ricerca sul Web e catalogazione di materiale multimediale, liberamente utilizzabile, correlato al testo guida: immagini, disegni, grafici, musica, video… che verranno poi selezionati ed utilizzati nelle fasi successive; Registrazione della voce guida; in questa fase ci si concentra sulla scelta...

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Fare marketing con Facebook
Prof. Roberto Castaldo

Fare marketing con Facebook

A cura di il 26 Ott 2015 | Nessun commento

Questa pillola di conoscenza, “Fare marketing con Facebook”, è stata realizzata in collaborazione con Facebook Italia, a seguito di tre interventi formativi tenuti (in presenza e in remoto) da Laura Bononcini e Francesca Savoldi (Facebook Italia) per gli alunni delle classi terze dell’indirizzo Professionale Community Online dell’ISIS Europa. Nel mese di maggio 2016, è stata realizzata la versione inglese di questa pillola “Let’s do marketing with Facebook“, come prodotto finale di una Classe CLIL.   Gli obiettivi di Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, sono sempre stati: apertura (open), connessione (connect) e condivisione (share). Facebook è cresciuto e continua ininterrottamente ad evolversi, fino a presentarsi oggi come una composita piattaforma di Marketing. Nei media tradizionali il messaggio pubblicitario viene fruito in maniera passiva. I social network e Facebook ribaltano questa dinamica: i messaggi vengono visti, rielaborati e condivisi dagli utenti, e visto dalla parte delle aziende, questo passa-parola virtuale permette di aumentare la visibilità e il grado di fiducia nei riguardi del marchio da promuovere. Tutto nasce dalla pagina Facebook dell’azienda cliente, e dai post che devono poter apparire in maniera organica sulle bacheche degli utenti anche in presenza di molti contenuti rilevanti e concorrenti. L’obiettivo è la creazione di un bel contenuto da far vedere grazie ad una campagna pubblicitaria, visto che da solo esso riuscirebbe molto difficilmente a emergere e a ottenere la visibilità desiderata, quella visibilità che porta le persone a conoscere ed apprezzare il marchio e ad acquistare i prodotti. Il tutto con un occhio privilegiato al mondo mobile, in continua e inarrestabile crescita! Il principale formato pubblicitario su Facebook è il page post, che può essere posizionato al centro, o a destra del desktop, oppure full screen sul telefono. In particolare gli annunci centrali sulla bacheca sono molto grandi e visibili, e questo è un vantaggio perché la bacheca è il luogo di Facebook maggiormente frequentato dai suoi utenti. L’efficacia di un page post dipende molto dall’immagine utilizzata, che dovrà essere scelta in modo da favorire il coinvolgimento (engagement) ed l’interazione. Le varianti principali di un page post sono: Page post foto, composto da titolo, testo, URL e immagine. L’opzione Multi product o Carousel permette di inserire più immagini (con titoli, descrizioni e URL differenziate) in...

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Truffatori di noi stessi
Prof. Roberto Castaldo

Truffatori di noi stessi

A cura di il 23 Mag 2014 | Un commento

Questa pillola è stata tradotta in lingua inglese, su diretta richiesta di George Venezeros, capo dell’ufficio di New York City dell’FBI; è stata presentata a Washington nei giorni 13-14 novembre, dove si è recata una delegazione dell’ISIS Europa, in visita all’FBI Academy di Quantico ed al quartier generale dell’FBI, assieme alla prof.ssa Maria Falcone ed al Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando. Useresti mai, per conservare i tuoi risparmi, un salvadanaio con delle crepe o addirittura aperto? Ti fideresti a lasciare le tue monete e banconote incustodite e a disposizione di chiunque? E ancora, ti verrebbe mai in mente di rubare soldi a te stesso? No, vero? Non ci crederai… ma qualcosa del genere accade durante il processo col quale lo Stato raccoglie – attraverso le entrate (tasse, imposte, contributi…) – il denaro indispensabile per offrire a tutti i cittadini i servizi pubblici. (SPESA PUBBLICA = apparato statale, sanità, scuola, infrastrutture, sicurezza, giustizia, ambiente…). La raccolta di denaro da parte dello Stato è un’attività fondamentale per il suo stesso funzionamento, e per renderla efficace ed efficiente è stato predisposto un apparato potente e articolato, composto da ministeri, agenzie, uffici e migliaia di dipendenti (immagine che mostra i vari apparati statali interconnessi tra loro) che interagiscono tra loro. Ogni anno lo Stato prevede di raccogliere una certa quantità di denaro (DPEF = Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), che – il più delle volte – non coincide con quanto effettivamente raccolto, a causa di previsioni non sempre precise, ma soprattutto a causa dell’evasione (pagare meno tributi del dovuto) ed elusione (sfruttare le carenze normative per evitare di pagare tributi) fiscale. Basta pensare che (Fonte UIL) ogni minuto vengono evasi 347mila euro di imposte, per comprendere come già in partenza il salvadanaio statale si riempie meno del dovuto! Inoltre, una parte del denaro raccolto – frutto del sacrificio di ogni cittadino onesto – finisce, ahinoi, in un buco nero di sperperi, privilegi e inefficienze, ma anche di comportamenti fraudolenti e criminali da parte di alcuni amministratori e politici, che quel denaro avrebbero dovuto gestire a beneficio di tutti noi. Tante risorse vitali si disperdono ed in molti casi soldi pubblici si trasformano in guadagni illeciti di funzionari corrotti e di organizzazioni...

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L’acqua che mangiamo
Prof. ssa Filomena Velleca

L’acqua che mangiamo

A cura di il 30 Nov 2013 | Nessun commento

Questa pillola è stata presentata il 28 novembre 2013 al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della Festa d’Autunno 2013, tenutasi al Quirinale, ripresa dalle telecamere della RAI e oggetto di una puntata di Geo&Geo su RaiTre. Tutti sappiamo che l’acqua è un bene molto prezioso. Il nostro corpo è composto principalmente d’acqua e senza di essa non potremmo vivere. Sulla terra la quantità di acqua (mari, fiumi, laghi, falde acquifere, nuvole e pioggia) è costante, ma l’acqua pulita non è un bene inesauribile, e la sua equa gestione a livello globale dovrebbe garantire a tutti la disponibilità dell’acqua necessaria; purtroppo non tutti gli abitanti del nostro pianeta hanno l’acqua a cui avrebbero diritto. Ciascuno di noi quotidianamente consuma molta più acqua di quello che crede. Ad esempio, per preparare un’insalata non usiamo solo l’acqua che ci è servita per lavarla; prima di arrivare nelle nostre mani quell’ortaggio è stato coltivato, quindi per la sua produzione è servita altra acqua. A ben vedere, ogni nostra attività richiede un consumo di acqua e genera la cosiddetta “impronta idrica”. L’impronta idrica di un individuo, di una comunità o di un’azienda è il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati da quell’individuo, comunità o impresa. I vestiti, i giocattoli, i telefoni cellulari, il cibo… tutto lascia un’impronta idrica, nella quale si rispecchia lo stile di vita di un Paese: un hamburger di 150 g prodotto in Olanda ha un’impronta idrica di 1000 litri; in molti altri paesi, come l’Italia, lascia un’impronta doppia! Secondo questo modello, ciascuno di noi divora mediamente 3500 litri d’acqua ogni giorno, più del 90% dei quali nascosto nel cibo. E’ acqua invisibile, impalpabile ma fa sentire i suoi effetti, perché tra tutte le nostre necessità, il cibo è il maggior responsabile di consumo idrico. Due fette di pane, ad esempio, hanno un’impronta idrica di 40 litri d’acqua, un’arancia di circa 50 litri e una mela di 70. Un grande hamburger di soia da ½ kg ha un’impronta di circa 600 litri d’acqua, mentre quella di ½ kg di pollo è di 1.100 litri. Persino l’acqua potabile ha una sua impronta idrica, quella di un solo bicchier d’acqua corrisponde a ben...

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riCostituente
Prof. Roberto Castaldo

riCostituente

A cura di il 8 Nov 2013 | Nessun commento

Questa pillola è stata premiata dal ministro Carrozza (rappresentata dal sottosegretario Rossi Doria) e dal ministro Quagliariello, in occasione dell’evento “Partecipa a Scuola” tenutosi a Roma il 7 novembre 2013. Cos’è la Costituzione? E perché se ne parla tanto? La Costituzione è una legge, ma non è una legge come tutte le altre… la Costituzione è la base, il fondamento e il collante di tutte le altre leggi. Essa identifica un popolo, ed ispira i principi che regolano la vita quotidiana di ciascuno di noi. Ogni Paese ha una Costituzione diversa, ma tutte le Costituzioni hanno la stessa funzione: unire le persone conciliando le esigenze di tutti, anche delle minoranze. Di solito le Costituzioni sono nate dopo periodi bui (guerre, dittature, rivoluzioni…), e gli accadimenti che le hanno precedute hanno troppo spesso preteso un prezzo enorme in termini di vite umane. Ma hanno consentito a tanti popoli di rivedere la luce, fissando i valori contenuti nei principi fondamentali, che rappresentano la dichiarazione programmatica verso la continua ricerca del benessere sociale. A ben vedere, una Costituzione è simile – nella forma e nel funzionamento – al nostro corpo. Essa contiene il modello di uno Stato – l’Italia è una Repubblica – e le sue basi ideali nei Principi Fondamentali contenuti negli Articoli da 1 a 12 (Testa), ed esprime i Diritti che ciascuno di noi può e deve esercitare, ma anche i Doveri da osservare ed onorare nella sua Parte Prima: Diritti e doveri dei cittadini – dall’articolo 13 al 54 (Cuore). I suoi organi ed apparati, nei quali si realizzano le funzioni dello Stato (Articoli 55- 113) (Organi interni) e di tutte le Istituzioni locali (Articoli 114-133) (Arti) devono poter operare e interagire tra loro correttamente per il buon funzionamento di ogni parte del sistema. Di questo si occupa la Parte Seconda della nostra Costituzione, dedicata all’Ordinamento della Repubblica. Ma come può il corpo umano funzionare senza il contributo del sangue (che trasporta sostanze nutrienti ed ossigeno) e della linfa (che aiuta a ripulirlo e a difenderlo)? Se il sangue smettesse di fluire, organi e tessuti inizierebbero a degenerare, senza l’aiuto della linfa il nostro corpo non saprebbe come smaltire gli scarti o difendersi dagli attacchi; allo stesso modo...

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Facciamoci i fatti loro
Prof. Roberto Castaldo

Facciamoci i fatti loro

A cura di il 22 Mag 2013 | Nessun commento

Questa pillola è stata presentata in occasione dell’evento Nave della Legalità 2013 e proiettata sulle navi (da Napoli e da Civitavecchia) dirette a Palermo per la commemorazione delle vittime di mafia. Stiamo perdendo l’abitudine di osservare ed ancor più di concentrarci su quanto guardiamo. Tutti noi ci limitiamo a vedere senza guardare, oppure a guardare senza vedere, per niente aiutati dai nuovi media che moltiplicano quantità e frequenza degli stimoli e delle notizie che ci colpiscono. Vedere è l’azione di percepire con gli occhi e di distinguere una cosa rispetto ad un’altra. Guardare invece vuol dire dirigere volutamente lo sguardo per riuscire a vedere qualcosa che ci interessa, e magari iniziare a comprenderla. Ma quante volte vediamo cose o persone, senza riuscire a descriverle con sufficiente precisione perché in realtà non le abbiamo osservate? Abbiamo visto senza guardare. E quante volte invece ci concentriamo fortemente su una cosa o una persona, senza però riuscire a percepirla, distratti da altri stimoli e pensieri che ci affollano la mente? E quante volte ci viene comodo chiudere gli occhi per evitare di vedere e guardare quello che non ci piace? Se non percepiamo e non guardiamo la mafia, stiamo decidendo di chiudere gli occhi di fronte a un’onda mortale che negli ultimi decenni ha cambiato forma e aspetto: il nemico che storicamente inquinava casa nostra e che ha invaso altre nazioni e continenti, è stato affiancato da altri pericolosi nemici provenienti dall’Africa (Nigeria e Maghreb) come dall’Asia (Cina), dall’America Latina (Colombia e Messico) come dall’Europa dell’Est (Albania, URSS, Romania e Bulgaria). Il mafioso di oggi è globalizzato, multietnico e multi specialistico, prima si vestiva da mafioso, oggi si nasconde – in giacca e cravatta – dietro investimenti pubblici ed affari miliardari. La mafia oggi è forse meno visibile, ma tanto radicata e forte da negare il nostro presente ed oscurare il nostro futuro. Ricominciare a vedere e guardare contemporaneamente, come facevamo istintivamente da bambini, forse ci consentirebbe di capire meglio noi stessi e le storture che ci circondano, e di iniziare ad impicciarci dei fatti dei mafiosi. Le mafie cambiano aspetto e si nascondono proprio per appestare le nostre vite senza farsi vedere, ma noi apriamo gli occhi, cerchiamole, vediamole, guardiamole e...

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Untouchable: la formula non si tocca!
Prof. ssa Filomena Velleca

Untouchable: la formula non si tocca!

A cura di il 24 Apr 2013 | Nessun commento

“Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” … Ogni trasformazione della materia può essere pensata come un’avventura durante la quale gli atomi delle sostanze di partenza, i reagenti, rompono i legami che li tenevano uniti e ne formano altri con atomi partner diversi. Le sostanze finali o prodotti sono il risultato di tale cambiamento. Molto spesso una reazione qualunque si trova scritta così: aA + bB cC + dD dove A e B maiuscole sono le sostanze reagenti quelle cioè che si trasformeranno in sostanze diverse, dette prodotti e rappresentate nell’equazione dalle lettere C e D maiuscole. I coefficienti a,b,c e d minuscoli indicano quei numeri che si antepongono alle formule, affinché di qualsiasi elemento coinvolto nella trasformazione sia presente lo stesso numero di atomi, sia a destra che a sinistra dell’equazione chimica. Non è pensabile ad esempio, ottenere due molecole di acqua, H2O e quindi 4 idrogeni e 2 ossigeni, partendo da 3 idrogeni ed un solo ossigeno. La reazione bilanciata relativa alla sintesi dell’acqua è infatti: 2H2 + O2 è 2H2O. Sarebbe assurdo scrivere, invece: H4 + O2 è H4O2; infatti le speci H4 e H4O2 non corrispondono alla reale composizione delle molecole di idrogeno e di acqua rispettivamente. Attenzione dunque a quei coefficienti: essi si antepongono alle formule e mai si inseriscono a pedice degli elementi che compaiono nella formula dei composti, siano essi i reagenti, siano essi i prodotti. Le formule durante il bilanciamento non si toccano……………mai! Esse infatti rappresentano sostanze le cui proprietà sono definite proprio dal particolare rapporto di combinazione con cui gli atomi degli elementi, che le formano, possono legarsi (Legge di Proust). Il corretto utilizzo del linguaggio chimico permette di descrivere in maniera precisa e sintetica, mai ambigua, i processi di trasformazione della materia. Tale linguaggio può sembrare talvolta difficile, basta però mettersi d’accordo sul significato dei simboli ed il gioco di traduzione è fatto. Così per rispondere a quesiti come: “Quanto idrogeno e quanto ossigeno ci sono in un bicchiere d’acqua?” o “Quanto sodio c’è in un grammo di sale da cucina?” ma anche “Quanta acqua occorre per “spegnere” un quintale di calce viva?” e infine “Quanto tiosolfato occorre come antidoto contro l’avvelenamento da cianuro?” possiamo...

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Chi sono gli amici dei miei amici?
Prof. Roberto Castaldo

Chi sono gli amici dei miei amici?

A cura di il 24 Apr 2013 | 2 commenti

Sui social network, come nella vita reale, non sempre gli amici dei miei amici sono miei amici. Già il fatto che, per esempio, su Facebook io chiami amici i miei contatti tende ad essere fuorviante, anche perché troppo spesso finiamo col contattare (o farci contattare) da persone che non conosciamo e che non abbiamo mai visto di persona. Di certo non posso considerarli alla stessa stregua dei miei amici “veri”, quelli con cui amo uscire e stare assieme, con i quali parlo guardandoli negli occhi, e dei quali mi fido. Ma proviamo a fare qualche conto: nell’ipotesi (molto riduttiva) che io abbia 100 amici, e che anche ciascuno di essi abbia 100 amici, il mio social network (fermandomi agli amici degli amici) mi permetterebbe di condividere i miei gusti, le mie foto ed i miei video con 10.000 persone, la maggior parte delle quali non conosco e non conoscerò mai! Quanti di voi hanno mai fatto un calcolo del genere? Provate a farlo ora, così da rendervi conto di quante persone stanno adesso guardando o scaricando le vostre foto… tante? Di certo troppe! Come posso fidarmi di persone che non conosco? Posso farlo solo perché sembrano simpatiche o si presentano con delle belle foto? E comunque, una cosa è condividere gusti e scambiarsi opinioni, un’altra è offrire a persone che io non ho mai conosciuto frammenti anche delicati della mia vita, che poi – una volta messi assieme – potrebbero anche finire col nuocermi. Chi di voi sarebbe disposto a raccontare ad una persona appena conosciuta tutti i dettagli della vostra vita e a fargli vedere tutte le foto delle vostre vacanze? Non molti, credo… ed allora perché lo fate ogni giorno su Facebook? Forse perché a casa vostra, dietro al monitor, vi sentite al sicuro? In definitiva, Facebook mi induce a chiamare amici persone che amiche mie non sono, e mi permette di condividere con loro tutto quello che voglio, per questo devo fare attenzione alle persone che aggiungo come “amici”, figuriamoci poi degli amici degli amici… Di certo non potrò mai conoscerli tutti, e di certo farò meglio ad impostare la privacy in maniera da non permettere la piena e incontrollata condivisione dei miei dati personali, o...

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